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Il Parlamento Europeo a sostegno della caccia grossa


mercoledì 20 aprile 2016
    

“La maggioranza dei membri del Parlamento europeo crede che il divieto alla caccia grossa non sia un modo per favorire la conservazione della fauna selvatica. Riconosce invece il ruolo pienamente positivo dei cacciatori europei in questo processo”. E' quanto ha dichiarato oggi Karl-Heinz Florenz, deputato europeo e presidente dell'Integruppo Biodiversità, Caccia e Ruralità, all'indomani della scadenza del termine per la firma della sottoscrizione proposta nel gennaio scorso da un gruppo di deputati europei, per richiedere la possibilità di limitare tutte le importazioni di trofei nell'UE.

La FACE (Federazione delle Associazioni europee di caccia), in stretta collaborazione sia con l'Intergruppo Biodiversità che con il Safari Club International (SCI) e il Consiglio Internazionale della caccia e della Conservazione della Fauna selvatica (CIC) ha lavorato senza sosta per sconfiggere la proposta di limitazione dei trofei: di fatto l'80% dei deputati ha respinto la dichiarazione.

“Quando la caccia è condotta in modo sostenibile – ha dichiarato Johan Svalby, direttore del Servizio Affari pubblici e legali della FACE –, contribuisce positivamente alla conservazione delle popolazioni selvatiche e dei loro habitat ed è anche un vantaggio per la società. L'UE deve ora concentrare la sua attenzione su come sfruttare al meglio il settore dei trofei di caccia per fornire incentivi economici alla conservazione della fauna selvatica e per contrastare in modo efficace il bracconaggio”.

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1 commenti finora...

Re:Il Parlamento Europeo a sostegno della caccia grossa

Anche solo per questo, sarebbe necessario sostenere con forza la Face europea e italiana, invece di continuare con le beghe di cortile, tipicamente all'italiana. Sostenere le politiche della Face è l'unico modo per aspirare a una riqualificazione della caccia nostrale, poichè il livello culturale del dibattito europeo è l'unico modo per ridare ai cacciatori un ruolo nella società. Ma per fare questo bisogna lasciare al passato le conflittualità interassociative. Puirtroppo, il fenomeno, rispecchia gli andamenti del dibattito politico di casa nostra che dopo l'era berlusconiana ha contagiato il sistema, tanto che certi nostri parlamentari europei passano più tempo nei salotti televisivi che nelle aule di Bruxelles e Strasburgo. Noi li paghiamo (profumatamente) e loro con le spalle coperte economicamente fanno di tutto per radicalizzare i conflitti sulle strategie nazionali. Se questo succede su questioni come l'Euro, l'immigrazione, la rappresentatività, le attribuzioni finanziarie, il welfare, figuriamoci cosa succede quando si affrontano temi come quello della caccia, soprattutto quando abbiamo una congrega di pseudoambientalisti che puntano a coprire i disastri ecologici strappandosi le vesti per un fringuello o per uno storno o per un tordo. E' da lì che dobbiamo ripartire: posizioni univoche sui principi e le strategie. La recente vicenda sulle trivelle ha visto esponenti politici rivoltare la giacca a giorni alterni pur di contrastarsi a vicenda. Salvini, per esempio, non si è comportato diversamente dagli ecologisti o dalla sinistra estrema, o da Brunetta, smentendosi a più riprese e con posizione in totale e reiterata contraddizione, pur di distinguersi per partito preso. Non va bene.

da non va bene 21/04/2016 10.57