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Fidc Umbria: il futuro delle specie selvatiche passa anche dall’attività venatoria


venerdì 14 aprile 2017
    

Federcaccia Umbra lancia la sfida sulla gestione del territorio e la biodiversità

Caccia e scienza alleate per la salvaguardia della biodiversità e la gestione del territorio, accompagnata da un corretto prelievo venatorio. Si è svolta questa mattina (13 aprile), presso la sede della Federcaccia Umbra, a Perugia, la presentazione del progetto “Linee guida Federcaccia per la gestione della piccola selvaggina stanziale in Umbria”, redatto dal dottor Roberto Mazzoni della Stella. Presenti, oltre all’autore materiale del progetto, il vicepresidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi, il tecnico faunistico Daniel Tramontana dell’Ufficio Caccia nazionale Fidc e i due presidenti provinciali di Perugia e Terni, Alessandro Barbino e Giulio Piccioni.

Nel suo intervento, Della Stella ha parlato delle principali cause che hanno causato il declino della selvaggina nobile stanziale, in particolare della lepre, fagiano e starna: dal secondo dopoguerra ad oggi sono intervenute profonde trasformazioni ambientali, la meccanizzazione dell’agricoltura, l’uso della chimica, l’apertura di sempre più numerose strade montane e campestri, il proliferare di specie animali opportuniste quali i corvidi, la volpe e il cinghiale, l’incremento dei boschi dovuto all’abbandono dei pascoli e delle attività agresti da parte dell’uomo. Tutto ciò è avvenuto malgrado le principali aree vocate per tali specie selvatiche siano state inibite ormai da decenni all’esercizio venatorio, in Umbria come nel resto d’Italia.

Mentre per i grandi mammiferi, come ad esempio il cinghiale o il capriolo, esistono delle precise regole per un corretto esercizio venatorio, gestite e fatte osservare dai cacciatori stessi, per la piccola selvaggina la caccia è lasciata – anche dal punto di vista normativo – al proprio destino. La sfida di Federcaccia, al contrario, è quella di responsabilizzare gli appassionati di questa disciplina, la stragrande maggioranza dei quali è per natura cinofila, affinché si possa intervenire attivamente attraverso la loro organizzazione e formazione, allo scopo di creare sul territorio un mosaico di aree vocate a queste specie, affinché vi si possano riprodurre e da lì irradiarsi anche nelle zone adibite a caccia programmata.

“Il mondo scientifico, la conoscenza e la condivisione sono i nostri alleati – ha dichiarato il vicepresidente nazionale Buconi – mentre, al contrario, i nostri nemici sono l’ignoranza, il settarismo e l’autoreferenzialità. La nostra sfida, la nostra provocazione è quella di offrire agli enti che oggi gestiscono l’attività venatoria un nuovo modello virtuoso, basato sull’organizzazione dalla base. Un modello – ha concluso Buconi – che contempla la formazione  del cacciatore sia dal punto di vista tecnico quanto sotto l’aspetto dell’etica venatoria”.
 
(Ufficio Stampa Federcaccia Umbra)
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3 commenti finora...

Re:Fidc Umbria: il futuro delle specie selvatiche passa anche dall’attività venatoria

...e d alla fine si accordarono su dove lanciare i pronta caccia(milioni di euro spesi inutilmente ogni anno)

da veritas 15/04/2017 23.22

Re:Fidc Umbria: il futuro delle specie selvatiche passa anche dall’attività venatoria

hhhh

da nnn 14/04/2017 20.28

Re:Fidc Umbria: il futuro delle specie selvatiche passa anche dall’attività venatoria

Lo scorso anno, durante il corso per gli opportunisti, ho avuto modo di conoscere ed apprezzare il dottor Roberto Mazzoni della Stella, e devo dire, che seguendo i suoi consigli, ( spiegati durante la lezione, poi seguiti nel suo libro...) i risultati ci sono stati ed anche evidenti, lasciai in due diversi location 12 fagiani per parte (3M- 9F), nel territorio dovo ho seguito i suoi consigli, tutte le fagiane hanno fatto due covate, una è arrivata anche alla terza, e ci siamo divertiti fino a Novembre, nel'altro, sporadiche covate, e risultati buoni solo per le volpi...... Quest'anno ne ho lasciati ben 34 e 2 pernici.... vediamo cosa verrà fuori!!!!

da jagher1 14/04/2017 15.39