
Quante volte si parla di caccia a sproposito, presentandola come una pressione sulla natura e null'altro? Lo vediamo in questi giorni in cui a seguito dalla presentazione di un emendamento che mira ad estendere gli interventi venatori su specie in disequilibrio come il cinghiale, si è tornati a parlare immotivatamente di deregulation e di "caccia selvaggia". La realtà è però ben diversa e allo stato dei fatti, con i dati a disposizione, è possibile dimostrarne la sostenibilità.
In questo contesto, FACE ha valutato attentamente le relazioni fornite dagli Stati membri sulle pressioni e le minacce alla natura relative al periodo 2013-2018 al fine di fornire chiarezza su quali pressioni stanno interessando le specie di uccelli (in particolare quelle elencate nell'allegato II (cacciabili) della Direttiva Uccelli) e dei grandi carnivori in Europa.
La caccia rappresenta una percentuale estremamente bassa di pressioni di alto livello segnalate per gli habitat e le specie elencati nelle direttive Uccelli e Habitat. La metà delle specie di uccelli per le quali la caccia è stata segnalata come una pressione elevata sono specie con uno stato e tendenze buoni nell'Unione europea (UE).
In realtà la perdita di habitat dovuta all'agricoltura e all'urbanizzazione è la principale pressione sugli uccelli. Mentre le pressioni più significative segnalate per i grandi carnivori sono l'impatto delle infrastrutture e l'uccisione illegale. Ed è invece chiaro che cacciatori sono attori chiave nella conservazione sia degli uccelli che dei grandi carnivori.
La caccia è spesso marginale rispetto alle dimensioni della popolazione totale, come dimostrato dai dati sui prelievi e i cacciatori mettono in atto azioni per tutto l'anno per la conservazione. Il Manifesto sulla biodiversità di FACE mostra un'ampia varietà di azioni svolte dai cacciatori, a beneficio della biodiversità in tutta Europa.
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