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Le prime conseguenze

E’ evidente come un cambiamento così radicale necessiti di una educazione del cacciatore rivolta ad una conoscenza dei materiali per un buon uso del fucile, di una corretta scelta delle cartucce, del diametro dei pallini e di una sicurezza che rispetto all’utilizzo del piombo dovrà essere ancor più perseguita e mirata. Si deve anche essere a conoscenza dei nuovi  limiti di tiro (distanze) per evitare tiri troppo lunghi e inefficaci che finirebbero per provocare solo un maggior numero di animali feriti.
Si dovrà quindi portare questo tipo di caccia non solo ecologicamente più compatibile ma rispettosa dell’animale anche nell’abbattimento a tutto guadagno di una maggiore etica sportiva.
Il maggior problema di natura balistica che si presenta con i pallini in acciaio, è il relativamente basso peso specifico che provoca, riducendo la densità sezionale, una minore capacità di penetrazione sia nell’aria che nel corpo del selvatico.
Il peso specifico del pallino in acciaio (in verità ferro dolce a bassa durezza) è di circa 30% inferiore a quello del piombo e la durezza è di gran lunga maggiore.

Acciaio                   peso specifico     7,84 ( - 30%)          durezza     90-100 HV
Piombo                 peso specifico      11,3                        durezza      20-25  HV

La maggior leggerezza dei pallini in acciaio determina problemi di caricamento delle cartucce. Infatti proprio per la differenza di peso specifico la carica con pallini in acciaio necessita di uno spazio maggiore all’interno del bossolo con la conseguenza di ridurre lo spazio restante per la polvere e la borra che dovranno necessariamente essere di natura e strutturalmente diverse da quelle impiegate nelle cartucce tradizionali.
E’ evidente come debba cambiare il concetto del caricamento della cartuccia alfine di ottimizzare i parametri balistici quali la pressione all’interno delle canne, la velocità dei pallini, il tempo di percorrenza dei pallini all’interno della canna, il rinculo dell’arma (o meglio la sensazione del rinculo sulla spalla del tiratore) e una energia che non ecceda i limiti di sicurezza dell’arma stessa.
Tutti questi parametri devono essere armonizzati tra loro per garantire una buona sicurezza dell’arma e una sufficiente letalità nel colpire la selvaggina alle logiche distanze di tiro (che dovranno essere necessariamente inferiori a quelle abituali e comunque mai superiori ai 30 mm).