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Erica Recchia

Si chiama Erica Recchia, è milanese e cacciatrice da quando aveva 17 anni. Ora ne ha venti di più e alla passione per l'Ars Venandi che non l'ha mai abbandonata, si sono aggiunti i bellissimi successi della vita che la rendono una donna realizzata: la laurea, la professione giornalistica, il matrimonio e una stupenda bimba di quasi un anno, “è già venuta a caccia con me” ci confessa Erica orgogliosa.

Ma partiamo dalle origini, in Erica caccia e cinofilia sono strettamente legate “Vado a caccia da quando ho 17 anni –  racconta -, da quando cioè ho preso in Inghilterra il mio primo golden retriever. Nella mia famiglia nessuno è mai andato a caccia ed io ho sempre avuto la passione dei cani, trasmessami da mio padre”. “A Firenze, anzi a Galliano di Mugello, presso la tenuta di Bisagno organizzammo le prime prove di lavoro, ne è passata di acqua sotto i ponti da quei giorni e ne son passati anche di cani... ma non ho mai cambiato razza”, anche se c'è un'eccezione: “Due anni fa ho aggiunto alla mia famiglia di quadrupedi anche un bassotto, che è un vero portento a caccia e vorrei brevettare per i recuperi. ”

“La licenza di caccia l'ho però presa solo nel 1994 – spiega Erica - fino ad allora son sempre andata a caccia conducendo i cani e affiancando un fucile”. “Non ho una forma di caccia preferita, se non quella che mi permette di usare i miei ausiliari -quindi le battute all'inglese- ma per puro godimento cinofilo ed estetico. In realtà adoro l'habitat della beccaccia e della selvaggina tipica alpina”.

Per Erica la caccia è il modo migliore di vivere la natura. “A caccia sei a contatto con la natura e riscopri l'importanza degli impulsi e degli istinti. Vivi emozioni che riempiono e scopri dei paesaggi incantevoli. Immediatezza, bellezza e semplicità. Due elementi che la società ha scacciato e che ritrovando riequilibrano”.
Ai cacciatori Erica rimprovera di non essere abbastanza combattivi nel far valere ragioni “li vorrei più ottimisti – dice .  "Non si può lasciare che il ritratto della caccia lo facciano gli anticaccia. Deve essere l'immagine che diamo noi della nostra passione quella recepita da tutti i cittadini”. E poi ancora “vorrei vedere più impegno, più coinvolgomento nella salvaguardia dell'ambiente, nella protezione della fauna”.

Erica poi spiega la sua visione sociale e fisiologica dell'arte venatoria: “la caccia è come qualsiasi altra attività rurale in cui dopo aver lavorato, seminato, irrigato o accudito il bestiame, arriva il momento del raccolto. Con altri termini, ma accade anche nelle aziende e, volendo andare a vedere, lì c'è molta più violenza che non nella caccia... dunque la caccia non si pratica solo da settembre a gennaio, quello è semplicemente il periodo del raccolto”.

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