A Grosseto da qualche anno è stato avviato un progetto della Provincia e dell'Ispra sulla lepre italica, che comprende attività di monitoraggio sanitario e studio sulla distribuzione della specie. Anche quest'anno a gennaio partiranno le indagini genetiche della specie, con la partecipazione dei cacciatori volontari, che opereranno di notte con l'ausilio di fari. Distinguerla dalla lepre europea non è facilissimo ma non impossibile: la lunghezza “testa–corpo”, la coda, il piede posteriore e, soprattutto, le orecchie sono più lunghe, mentre il peso medio degli adulti è inferiore di circa 800 grammi a quello della più nota sorella europea” spiega la dottoressa Giorgio Romeo, che si occupa del progetto, sul quotidiano Il Tirreno.
"La validità di Lepus corsicanus come buona specie – spiega la dottoressa Romeo – è stata confermata solo di recente grazie a più complete analisi morfologiche e alle moderne tecniche di analisi genetica. La lepre italica è stata per lungo tempo trascurata, ritenendo che ormai si fosse perduta a seguito di inquinamento genetico per le ripetute immissioni di Lepus europaeus a fini venatori". Oggi la Lepre italica si presenta in genere con basse densità di popolazione (meno di 5 soggetti ogni 100 ettari) nelle aree dove è consentito l’esercizio venatorio, mentre in alcune zone protette vengono stimate densità di circa 20-30 soggetti/100 ettari.
Buone prospettive vengono proprio dal mondo della caccia. "È stata compresa – conclude la Romeo – l’importanza di salvaguardare un patrimonio faunistico così rilevante come quello di una specie autoctona. Registriamo un’assunzione di responsabilità da parte del mondo venatorio, a partire dal fatto che i cacciatori aderenti al progetto hanno accettato un piano di formazione e una pianificazione del prelievo».